
Karate-Gi: l’abito del praticante di Karate
Nel karate tradizionale, come in molte arti marziali giapponesi, si pratica indossando una divisa specifica chiamata Karate-Gi (pronunciato Karate-ghi). Il termine deriva da “Gi”, che in giapponese significa “abito”.
Il Karate-Gi è composto da tre elementi principali:
una giacca (uwagi)
un pantalone (zubon)
una cintura (obi), il cui colore rappresenta il grado del praticante
Sebbene il nome corretto sia Karate-Gi, è accettato anche il termine generico Keikogi o Dōgi, che indica l’uniforme da allenamento nelle arti marziali.
È invece sbagliato usare la parola “kimono”, che si riferisce a un abito tradizionale giapponese non adatto alla pratica marziale.
Le origini del Karate-Gi
Fino agli anni ’20, non esisteva una divisa codificata per il karate: ci si allenava con abiti comuni, spesso a torso nudo o con pantaloni corti.
Fu il Maestro Gichin Funakoshi, fondatore dello stile Shotokan, a introdurre il Keikogi bianco come abito ufficiale per la pratica, ispirandosi al judogi e promuovendo l’idea che, sul tatami, scompaiono le differenze esteriori: tutti sono uguali, indipendentemente da status, età o provenienza.
Pulizia, cura e rispetto del Karate-Gi
Indossare correttamente il Karate-Gi significa anche mostrare rispetto per il Dojo e per i compagni di allenamento.
La pulizia e l’ordine dell’abito sono fondamentali. Dopo ogni lezione, il Karate-Gi dovrebbe essere lavato, stirato e piegato con cura, un gesto che esprime:
rispetto per sé stessi
gratitudine verso chi ci aiuta a mantenerlo
responsabilità nel preservarlo
Come piegare correttamente il Karate-Gi
Esistono due metodi tradizionali per piegare il Karate-Gi:
- Maki no Gi – Il Gi arrotolato, pratico quando non si ha una borsa
- Shikaku no Gi – Il Gi piegato in modo ordinato e squadrato, il metodo più comune, ideale per mantenerlo in perfette condizioni